24esimo anniversario della Strage di Capaci, l’Italia ha ricordato Falcone

“Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”.

Leggi anche: [wp-rss-aggregator feeds="gossip-largomento-quotidiano"]

24 anni fa, il 23 maggio del 1992, una carica di 1000 kg di tritolo sistemata nei sistemi di drenaggio dell’autostrada fra Capaci e Palermo. Morirono Giovanni Falcone, magistrato, la moglie Francesca Morvillo, tre agenti della scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro.

Una delle stragi di mafia più violente, più eclatanti mai fatte, volutamente mostruosa ed enorme. L’esplosione lasciò un immenso cratere sull’autostrada.
L’esplosione ha lasciato anche un segno nel cuore di tante persone, la cicatrice della consapevolezza.
In un certo senso, la morte di Falcone, della moglie e della scorta è stata un sacrificio insopportabile, ma che ha aperto gli occhi di molte persone sulla realtà sfacciata e violenta della mafia, che provocò ondate di sdegno nel Paese.

Sono molte le iniziative che oggi si sono tenute in tutta Italia e specie a Palermo in ricordo della personalità forte, decisa e concreta di Giovanni Falcone, per ricordare la sua eredità e quella del suo amico e collega, Paolo Borsellino, anch’egli ucciso dalla mafia un paio di mesi più tardi di Falcone.
La manifestazione “Palermo chiama Italia” è stata realizzata nella mattinata dall’Istituto Europa di Napoli, a Pomigliano d’Arco.
All’evento hanno assistito anche le autorità e le istituzioni, all’interno dell’Aula Bunker di Palermo, luogo simbolo dove si tenne il maxi processo di Falcone contro la mafia.

Innumerevoli le iniziative prese da scuole e associazioni oggi per ricordare e commemorare una persona, ma anche il significato della sua vita e soprattutto della sua morte. Un riflettore enorme, acceso sulla realtà della mafia, che non dovrebbe spegnersi mai e che potrebbe essere la speranza di quest’Italia che è ancora stretta nelle grinfie insidiose della piovra che è la Mafia e l’omertà.
Le parole di Falcone, che era un magistrato ma prima di tutto era anche un uomo con i suoi timori, rimangono scolpite a solenne monito nel 24esimo anniversario della sua morte.L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio, è incoscienza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *