Amministrative, 14 i candidati ritenuti “impresentabili” dalla Commissione Antimafia

La Commissione Antimafia ha stilato una lista di 14 candidati ritenuti “impresentabili” alle prossime elezioni amministrative.
Sono numerosi i comuni che sono stati tenuti sotto osservazione in vista della valutazione dei candidati, molti dei comuni in questione si trovano al Meridione e in centro Italia. Fra di loro figura anche la Capitale.
Molto importante il fatto che la relazione sia stata approvata all’unanimità dalle varie forze politiche. L’esame di ineleggibilità ed incandidabilità per le elezioni amministrative ha riguardato 3275 candidati, dei quali ben 2200 situati a Roma.

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Dei 14 candidati impresentabili, 3 sono incandidabili, 3 violano il codice di autoregolamentazione, e otto hanno presentato e sottoscritto false dichiarazioni.
Vincere con i voti delle mafie significa non governare o governare sotto ricatto. Non emerge un quadro strettamente preoccupante dal punto di vista giuridico ma ci sono situazioni che portano a un voto inquinato. L’appello è ai partiti politici, loro sanno chi candidano” ha sostenuto il presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi.
La preoccupazione della Commissione Antimafia è che le elezioni amministrative diventino un “varco” per le mafie, come sottolineato nella Relazione sulla Trasparenza delle Candidature che è stata presentata dal Presidente della Commissione a fine aprile.

In tale relazione la Bindi aveva anche lamentato l’assenza del casellario dei carichi pendenti a livello nazionale, e richiedeva un allungamento sui tempi delle commissioni elettorali, per consentire alla Commissione di svolgere controlli migliori e più penetranti.
I comuni che sono stati vagliati sono quelli che erano stati sciolti per mafia, nonché quelli dove negli ultimi tre anni la Commissione Antimafia abbia eseguito dei controlli.
Al netto di tutti i controlli e dell’esito del lavoro della Commissione, la Bindi si ritiene abbastanza soddisfatta.

E’ una situazione sicuramente incoraggiante rispetto allo scorso anno” ha sostenuto il Presidente. “Credo che sia grazie all’attenzione che si è creata intorno alla qualità della classe dirigente”.
Per quanto concerne la Legge Severino, per Rosy Bindi essa ha bisogno di “un tagliando” come ha sostenuto la Bindi. “Non siamo i primi a dirlo. A parte il gioco strano tra incandidabilità e ineleggibilità, un altro aspetto da rivedere riguarda le pene, con condanne definitive non inferiori a 2 anni, ma è anche vero che molti candidati sono stati condannati varie volte. La legge però non consente di sommare le condanne” ha terminato il Presidente.

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