Brexit, G7: “Sarebbe uno choc economico”. Ma il vero timore è un altro

I giornalisti l’hanno battezzata Brexit, c’è invece chi ama il virtuosismo e preferirebbe chiamarla Euxit, forse perché non sarebbe il simbolo della vittoria dell’euroscetticismo ma più che altro dell’incapacità del Progetto Europa di respirare davvero. In ogni caso, il 23 giugno è sempre più vicino, manca meno di un mese al referendum che deciderà il proseguimento dell’esperienza anglosassone nell’Unione Europea o l’uscita del Regno Unito dall’UE.
Come la si pensi in generale non è un mistero. Finora quasi tutti gli economisti che si sono espressi sulla questione Brexit hanno sostenuto che l’uscita del Regno Unito dall’Unione sarebbe una catastrofe, innanzitutto finanziaria.

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Concetto ribadito anche dal G7 che si è concluso in questi giorni in Giappone; i ministri delle Finanze riuniti nella sessione hanno redatto un documento dove si legge che la possibile uscita della GB dall’Ue è una della complicazioni del quadro economico globale. Anzi, in caso di Brexit “ci sarà un immediato choc economico per i mercati finanziari”. Per concludere con un laconico “E’ una situazione in cui tutti perdono”.
Prevedere l’esito del referendum è un po’ complesso, posto che le forze politiche interne al Regno Unito sono spaccate; da un lato abbiamo David Cameron, che sull’ipotesi della vittoria del referendum ha espresso pronostici funesti evocando addirittura lo spettro della guerra, dall’altro lato abbiamo invece Boris Johnson che si è spinto fino a paragonare l’Unione Europea al regima nazista.

A dare il colpo di grazia al referendum sono le questioni migratorie, da sempre non gradite a Londra. E fattori storici, che fanno di questa nazione l’euroscettica per eccellenza.
Certo, l’impatto della Brexit dal punto di vista economico non sarà roseo, in primis per lo stesso Regno Unito.
Ma il vero problema per l’Unione Europea non è quello dello shock finanziario.
Il vero problema è che la fuoriuscita dalla zona dell’UE del Regno Unito potrebbe rappresentare la prima delle tessere del domino a cadere, per trascinare con sé tutte le altre, con un effetto emulativo che potrebbe colpire anche Finlandia, Olanda, e Italia, secondo le stime del Financial Times.

Un rischio, questo, che l’Unione Europea non è disposta a correre, ma probabilmente dovrà sopportare.
La fuoriuscita di così tanti paesi dall’UE sarebbe la catastrofe per il sistema europeo così come in tanti l’hanno sognato.
Il rischio infatti è che venga meno il prestito alla Grecia, potrebbe conseguirne fisiologicamente il fallimento, e l’uscita dall’Euro di Atene.
Un fallimento a catena la cui ombra si prospetta, minacciosa, il 23 giugno.

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