Brexit, il “Sì” è avanti di dieci punti. Schaeuble: “Non escludo altre uscite”

La popolazione per il Sì all’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea è in vantaggio rispetto al No.
Sono avanti almeno di dieci punti i “Sì” per la Brexit, e mancano solamente dodici giorni al referendum, che si terrà il 23 giugno. Questi sono i dati che provengono da un sondaggio dell’ORB fatto per l’Indipendent: anche la maggior parte dei media sarebbero propensi all’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.
I dati in percentuale parlano di una propensione al Sì del 55% rispetto ai Pro UE che sarebbero al 45%. Diversi invece i dati che ha rilevato il Financial Times, con i pro UE al 45% contro il 43% degli euroscettici.

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La possibile uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, scongiurata da tanti politici di tutta Europa (in ultimo anche dal nostrano Matteo Renzi) è in realtà un fenomeno così complesso che è impossibile prevederne le conseguenze immediate e a lungo termine, sia dal punto di vista degli effetti positivi che da quello degli effetti negativi.
Ma intanto piovono moniti minacciosi sull’UK che hanno tutta l’aria di essere dei veri e propri ricatti. Come quello di Wolfgang Schaeuble, ministro delle Finanze, che ha sostenuto che in caso di Brexit Londra non potrà accedere al mercato unico europeo al contrario di quanto fanno invece Paesi mai entrati nell’UE, come l’Islanda, la Svizzera, il Lichtenstein e la Norvegia.

Il rischio è che davvero l’Europa, con una ripicca senza senso, possa chiudere le porte in faccia a Londra se la popolazione vota sì all’uscita dall’Unione Europea. Gli economisti da tempo prospettano scenari catastrofici in borsa, crollo delle azioni per un quarto del valore e via dicendo.
Axioma, società che definisce “modelli a rischio”, ha sostenuto che i titoli azionari in caso di Brexit calerebbero del 24%.
Schaeuble, in un’intervista, ha detto: “Se la maggioranza in Gran Bretagna opta per la Brexit, questa sarebbe una decisione contro il mercato unico. Dentro è dentro. Fuori è fuori“.

La vera preoccupazione dell’Europa probabilmente non è tanto l’uscita dell’UK dall’Unione Europea: è sempre stato sotto gli occhi di tutti che lo spirito britannico non fosse conciliante, per motivi storici ed economici, con quello che l’Unione Europea dichiara essere “il proprio”.
Il vero timore è che la Brexit sia solamente la prima di una serie, magari anche una lunga serie. Su questo punto, Schaeuble ha già lanciato l’allarme, sostenendo che non esclude altre uscite dall’UE.
Il timore vero è che altri stati, prendendo atto dell’uscita dall’UE e della mancanza delle ipotesi catastrofiche che vengono additate sulla base di essa, possano seguire il suo esempio. Che l’Unione Europea, in definitiva, si svuoti del suo stesso significato, quello che sta perdendo pezzo a pezzo da un po’: l’Unione, quella che fa la forza.

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