Camorra a Roma, sequestrati 80 milioni ai clan

Gli inquirenti hanno portato alla luce un sistema di “lavaggio del denaro sporco della camorra” per mezzo di una rete di pizzerie, facenti parte della catena Pizza Ciro, bar, ristoranti e attività commerciali varie.
La confisca degli inquirenti, duro colpo alla criminalità romana, ammonta a cifre da capogiro: almeno 80 milioni di euro, sulla base dei dati diffusi dalla Procura della Repubblica di Roma. Ad essere interessati dalla confisca gli imprenditori Salvatore, Antonio e Luigi Righi e Alfredo Mariotti; alcuni di loro erano stati arrestati all’inizio del 2014 durante l’indagine Margarita, più nota sotto il nome di “Pizza Ciro”. Dopo l’operazione, sono finiti sotto sigilli ventotto esercizi, fra cui bar, ristoranti e pizzerie, almeno 41 immobili, 385 rapporti finanziari, veicoli, settantasette società, 300mila euro in contante sequestrato dalla Guardia di Finanza nel corso delle operazioni.

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Il procuratore capo Giuseppe Pignatone ha coordinato le indagini e le operazioni, rivelando la complessa rete di esercizi commerciali costruita ad hoc per il lavaggio del denaro sporco, che proveniva da attività illecite camorristiche.
Le indagini della Procura hanno sottolineato come il sistema di riciclaggio della camorra si sia reso sempre più complesso e più sottile, in grado di infiltrarsi sotto gli occhi di tutti, nella capitale d’Italia.

I Righi, poi, erano la famiglia d’imprenditori che dava man forte alla camorra, permettendo ai criminali di ripulire fiotti di denaro facendoli confluire in attività solo apparentemente legali.
Le attività di ristorazione erano fra quelle predilette per lavare il denaro sporco della camorra. Le indagini della procura di Roma hanno posto in evidenza come l’attività criminale sia riuscita ad infiltrarsi anche nelle zone più esclusive della capitale, dove la presenza sempre intensa dei turisti permetteva di riciclare montagne di denaro ogni giorno, senza troppi rischi e costi.

La trattoria e pizzeria “Pizza Ciro”, sita in Piazza Sant’Apollinare, era uno dei locali predisposti al riciclo. Un locale dove i proprietari avevano anche avuto il coraggio di appendere una fotografia di Antonio Ingroia, l’ex magistrato diventato simbolo della lotta alla mafia. Sotto gli occhi immobili della fotografia, mazzette di denaro si ripulivano dagli strascichi criminali della camorra.
Molte altre pizzerie, ristoranti e bar della Capitale servivano allo scopo del riciclaggio. Il denaro proveniva soprattutto dal clan Contini-Mazzarella, di origini napoletane e poi intrecciata al destino della famiglia Righi. Che, fra membri e prestanome, ha sviluppato una rete di pulizia del denaro sporco immensa.

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