Disoccupazione giovanile, Boeri: “Rischio generazione perduta”

Il livello della disoccupazione giovanile è intollerabile. Questo, in parole spicce, è il parere del presidente dell’INPS, Tito Boeri. Il rischio concreto è che si creino delle generazioni perdute nel nostro Paese, prosegue Boeri. Che sottolinea come la Generazione degli anni ’80, che ha perso almeno due anni di pagamento di contributi a causa della disoccupazione, rischia di andare in pensione con un grande ritardo, anche di cinque anni.

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Boeri ha parlato della tematica delle pensioni e del rischio per le nuove generazioni durante il Graduation Day dell’Università Cattolica, toccando due grandi nervi scoperti delle politiche nostrane: la disoccupazione (giovanile, ma non solo) e la pensione. Boeri ha sostenuto che le stime compiute hanno preso in considerazione operai, dipendenti, ma anche lavoratori autonomi, sottolineando che i periodi di disoccupazione oltre che essere un danno enorme per la persona, per la famiglia ed il Paese, rischiano di mandare in pensione troppo in ritardo il lavoratore.

La soluzione, secondo Boeri, è quella della flessibilità per l’istituto della pensione. Uno degli esempi più lampanti è il part-time in uscita, appena introdotto, che però riguarderà al massimo 30mila lavoratori nell’arco di tre anni: ancora troppo poco per il fabbisogno nazionale, come ammette Boeri, che promette che tale misura “è una sperimentazione” e che verrà valutata con attenzione. “Non si può dare un giudizio prima”, sostiene il presidente INPS.

Boeri ha inoltre lanciato un appello al governo, chiedendo delle misure e sostenendo che “le nostre proposte le abbiamo fatte ormai quasi un anno fa e le abbiamo presentate al governo”. E si attende la pronuncia della politica in merito. Boeri prosegue: il tema dell’uscita flessibile va affrontato adesso, non fra qualche anno.

Intanto, per chiarire la posizione dei lavoratori, sono in arrivo dall’INPS 150mila buste arancioni, che contengono i documenti che chiariscono tute le informazioni in possesso dell’INPS nei confronti dei cittadini lavoratori, i quali dovranno controllare l’esattezza o meno dei dati ai quali l’Istituto farà riferimento per l’erogazione delle pensioni. Non risparmia le frecciatine al Governo, Boeri, sostenendo che il ritardo nella spedizione delle buste arancioni sia causato da un timore dell’esecutivo che questo fenomeno possa penalizzarlo.

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