FMI, l’Eurozona è in calo: perderà lo 0,2% del PIL nel 2017

L’Eurozona non esce dalla sua crisi, anzi, perderà ancora diversi punti del PIL, circa lo 0,2% secondo il Fondo Monetario Internazionale. Le previsioni di crescita per il 2017, ottimistiche e che andavano dal +1,6% al minimo del +1,4%, sono destinate a scontrarsi contro la dura realtà della situazione degli Stati Europei.
La Brexit ha avuto i risultati necessari sull’economia dell’Unione Europea. I prossimi tempi saranno quindi connotati da “una probabile maggior debolezza della fiducia degli investitori, dovuta a un’incertezza più elevata, a una maggiore volatilità finanziaria e una minore domanda di importazioni in Gran Bretagna”.

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Secondo l’FMI l’Eurozona si trova in una situazione di crescita “mediocre” e questo poco c’entra con la Brexit, dicono da Washington. A dettare le voci del PIL dell’UE, quindi, sono soprattutto “gli alti livelli di indebitamento” e “gli elevati tassi di disoccupazione, in particolare tra i giovani”. C’è poco da incolpare la Brexit, insomma.
“Se questa avversione al rischio si prolungherà, crediamo che l’impatto sulla crescita possa essere maggiore ma in questo momento è molto difficile stimare quanto durerà questo periodo” sostiene il direttore aggiunto del dipartimento europeo del Fondo Monetario Internazionale, Mahmood Pradhan.

In generale, l’atteggiamento dell’FMI è preoccupato, anche per la situazione delle banche dell’Eurozona. Nel monitoraggio annuale della zona Euro, l’FMI si rivolge in maniera esplicita alle banche italiane, esponendo il problema dei “crediti deteriorati”.
Non solo: anche l’inflazione è uno spettro pauroso per l’FMI. “Considerato l’outlook molto debole relativo all’inflazione, la Bce dovrebbe prepararsi a misure ulteriori di allentamento monetario, nel caso in cui l’inflazione rimanesse inferiore al percorso anticipato di aggiustamento. Le pressioni disinflazionistiche rimangono forti, con 11 paesi che hanno assistito a una inflazione negativa nel mese di maggio e con effetti che stanno pesando sull’inflazione core”.

“Detto questo l’Fmi mostra una certa cautela nell’affrontare lo scenario dei tassi negativi, dal momento che questa politica rischia di zavorrare la redditività delle banche dell’area euro” sostiene la FMI.
Particolare attenzione è data dal Fondo alle banche italiane, la cui situazione è fonte di preoccupazioni. “L’allentamento creditizio della BCE migliorerà la redditività delle banche dell’area euro, ma alcune banche italiane più piccole continueranno a registrare perdite (…) I prestiti potrebbero rimanere non redditizi per cinque banche italiane (che rappresentano il 7% circa dei volumi di prestiti totali delle banche che sono state esaminate)”.

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