Gli attentati a Bruxelles: cronache di un Occidente sfinito

Gli attentati di questa mattina a Bruxelles, che hanno fatto più di venti morti e numerosissimi feriti (per cui il bilancio è ancora provvisorio), interrogano profondamente ognuno di noi. C’è qualcosa, al di là delle bombe e del sangue, della violenza e del terrore, che scuote profondamente la nostra Europa così come la conosciamo. Il fallimento dei tentativi di integrazione, la veemenza di attacchi dei quali non si conosce né il dove né il quando, l’inefficienza delle nostre difese. E una realtà che dimostra che la cooperazione a livello europeo è ancora lungi dall’essere soddisfatta. Colpisce che Salah Abdeslam sia rimasto a pochi passi dagli agenti che lo cercavano febbrilmente per mesi interi, dopo aver oltrepassato le frontiere di mezza Europa. Il terrorismo è fra noi, e questo è uno dei fattori che scatena l’angoscia viscerale nel Vecchio Continente. Non sappiamo come reagire, non lo sappiamo prevenire, controllare.

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Il risultato di anni ed anni di finta integrazione, durante la quale si è solo cercato di schiacciare il coperchio di una pentola che bolliva furibonda, ora sono davanti a noi in tutta la loro tragedia. Adesso si legge sulle prime pagine dei giornali che l’Europa è in guerra. Ma è il nemico che ha dichiarato guerra all’Europa, ed il nostro continente non fa altro che incassare dolorosamente morti su morti nelle nostre città, firmando le sconfitte con il sangue di innocenti sfortunati che si trovavano nel luogo sbagliato al momento sbagliato. L’idea che niente ci può proteggere da questa furibonda ondata di violenza è latente. L’attentato di Bruxelles è stato il secondo colpo mortale all’Europa.

C’è chi dice che si tratti della risposta delle cellule belghe all’arresto di Abdeslam, ma ora come ora che importa? Importa piuttosto che l’Europa alzi la testa, per la sua stessa sopravvivenza, e che non rimanga in attesa del colpo di grazia. Sono le cronache di un Occidente sfinito, ma bisogna analizzare lucidamente la situazione. C’è un perché se sono stati il Belgio e la Francia ad essere colpiti da questa furia. Il Belgio è uno degli stati che ha fornito all’IS un numero altissimo di foreign fighters, circa 272 attuali per i magistrati del Paese. I problemi di integrazione della comunità musulmana sono innegabili, ferite ben presenti. L’emarginazione di alcuni strati della popolazione non fa che incrementare la violenza. Ed è ora che l’Europa apra gli occhi su questo.

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