Libia, ecco il piano dell’intervento italiano

Il piano dell’intervento italiano in Libia è pronto. Il piano è la risposta del governo italiano a quello del premier della Libia, Fayez Serraj, nei confronti del quale Renzi ha espresso il totale sostegno. Il premier libico ha chiesto aiuto per difendere i pozzi e gli impianti petroliferi libici.

Leggi anche: [wp-rss-aggregator feeds="gossip-largomento-quotidiano"]

Il primo piano, così come impostato dall’Italia, prevede lo stanziamento di 250 soldati compresi fra carabinieri ed Esercito. 
E’ stata quindi smentita l’ipotesi del primo stanziamento di ben 900 soldati, dei quali si era inizialmente parlato. Varie fonti avevano infatti riferito la preparazione di uno stanziamento di soldati compreso “fra le 600 e le 900 unità”. Invece l’Italia contribuirà con una quota più bassa di soldati, non superiore al 50% dei militari dispiegati.

Anche Palazzo Chigi ha provveduto a smentire la tesi di un impiego così vasto di soldati per le operazioni in Libia.
Fino a questo momento si ha parlato solamente di “impegno militare internazionale”, limitato alla difesa dei pozzi di petrolio che sono costantemente minacciati dal DAESH.

Serraj si è rivolto direttamente all’ONU per richiedere aiuto nella difesa dei pozzi petroliferi. Un aiuto militare, beninteso, e questo apre una parentesi abbastanza delicata, per quanto a ragion veduta ci siano i presupposti sufficienti per una simile domanda. Serraj si trova in una situazione delicatissima: deve difendere i pozzi nella regione dell’est dai continui attacchi delle forze dell’ISIS.

Lo Stato Islamico, nelle ultime settimane, ha provato ad attaccare i depositi della Petroleum Facilities Guard, che ora sono difese da alcune milizie che hanno giurato fedeltà al governo di Serraj.

La situazione instabile del governo libico rende tutto ancora più complesso, se possibile. Nel frattempo Haftar, il capo di una milizia ribelle, sta tenendo in ostaggio il parlamento libico impedendogli di votare a favore di Serraj. La crisi politica interna si fronteggia con la minaccia costante dell’ISIS.

Haftar ha ricevuto anche delle armi dagli Emirati Arabi Uniti, violando di fatto l’embargo stabilito dall’ONU. La situazione europea a riguardo è spaccata: Francia ed Egitto sono alleati di Haftar, l’Italia ha espresso il suo sostegno a Serraj.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *