Roma, è scontro su Atac. Caos 5 Stelle sulle Olimpiadi

E fuori un altro superdirigente di una municipalizzata romana. Dopo l’Ama, ora tocca all’Atac. Effetti collaterali dell’avvento dei 5 Stelle in Campidoglio, visto che a un mese dall’addio di Daniele Fortis in guerra con l’assessora all’Ambiente Paola Muraro, arrivano le dimissioni (annunciate) di Marco Rettighieri, altro manager chiamato dal commissario Francesco Tronca per risanare la disastrata azienda dei trasporti capitolini.

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Un’avventura che nuovamente sta per finire nel peggiore dei modi: con un’uscita polemica, accuse reciproche e strascichi che potrebbero avere effetti sulla vita dei romani. «Se non ci sono le condizioni, perché rimanere?» si chiede Rettighieri. Condizioni di «autonomia» e «serenità» che il dg non intravede più, soprattutto dopo aver ascoltato le reazioni alla sua lettera indirizzata all’assessora alla Mobilità Linda Meleo.

Andando con ordine: Rettighieri aveva scritto a Meleo lamentandosi su tre punti: la disponibilità del 95% dei mezzi della metro A annunciata da Raggi per settembre (per il manager una cifra mai esistita); i 18 milioni sbandierati dalla giunta per l’Atac «mai arrivati»; «le ingerenze esterne». Quest’ultimo il punto forse più delicato. Perché riguarda la decisione di spostare un dirigente Atac. Rettighieri parla di una telefonata ricevuta da Virginia Raggi a favore di Federico Chiovelli, responsabile della tratta Roma-Viterbo, che si scopre essere militante 5 Stelle. «L’assessora Meleo chieda scusa ai romani per queste pratiche che a voce il M5S ha sempre contestato» attacca Stefano Esposito, senatore dem, ex assessore ai Trasporti, grande sponsor di Rettighieri e colui che per primo ha svelato la lettera del manager.

La replica in Campidoglio contro Rettighieri è altrettanto polemica: «E’ irresponsabile – fanno sapere fonti interne – perché se ne esce ora, alla vigilia della ripresa scolastica di settembre, rischiando di danneggiare la città». Intanto è già partita la ricerca di un sostituto e gli staff, spiegano, «sono al lavoro per individuare un nuovo management».

La grana Atac esplode in giorni già non proprio facili per la sindaca, ancora alle prese con il pressing sulle Olimpiadi. Il M5S adesso deve fare i conti anche con la prima uscita pubblica dalla galassia pentastellata a favore della candidatura per il 2024.

Dopo aver letto l’intervista alla Stampa dove Paolo Berdini parlava dei Giochi come «un’occasione per il futuro» ma se realizzati a certe condizioni, Raggi ha chiamato l’assessore: «Paolo, conosci le nostre posizioni. Avevamo un impegno con il Coni, non parliamo prima dell’incontro con loro. E poi, su questo, cerchiamo di avere una voce univoca».

La posizione di Berdini divide la giunta, dove oltre a lui sono considerati più possibilisti il vicesindaco Daniele Frongia e Meleo. Ma l’assessore ha sorpreso tutto il Movimento, dalla base ai vertici. Moltissimi militanti hanno espresso il proprio disappunto nelle chat collegate al Campidoglio e sui social network. Berdini è accusato di non essere un 5 Stelle, cosa peraltro vera perchè è un tecnico, e di «tradire le promesse della campagna elettorale». Dai vertici del direttorio, invece, l’unica a parlare è Carla Ruocco che tenta di mettere l’ennesima pietra tombale sul futuro olimpico della Capitale: «I romani sanno che le Olimpiadi non sono la priorità».

Un messaggio inviato al Coni per spegnere le speranze con cui il presidente Giovanni Malagò aveva accolto le aperture di Berdini: «Siamo a disposizione per entrare nel merito di ogni argomento – aveva detto il numero uno del comitato olimpico – È giusto collegare e sovrapporre le esigenze della città e quelle di una candidatura».

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