Coronavirus, cosa cambia dal 24 gennaio? Le regioni che cambieranno colore

L’andamento piuttosto ondivago della pandemia scaturita dal tragico avvento del COVID-19 mette in stato di allarme qualsivoglia istituzione. Le misure che vengono prese in tal senso possono mutare, repentinamente, anche nel giro di pochissime ore. In più, la disomogeneità dei contagi, dei ricoveri e delle terapie intensive occupate spingono a prendere dei provvedimenti a macchia di leopardo. Il coronavirus, in Italia, sta vivendo una nuova ondata alquanto destabilizzante, soprattutto per i cittadini. Le autorità governative si trovano, quindi, costrette ad adottare delle nuove restrizioni limitando la sfera personale e produttiva di qualunque soggetto. Pertanto, occorre fare il punto della situazione per capire quale saranno le prossime novità in tal senso.

Coronavirus, le modifiche a partire dal 24 gennaio 2022

I parametri rilevati nelle ultime settimane spingono le istituzioni del settore ad apportare dei cambiamenti riguardanti, in primis, le attività di ogni singola regione italiana. Il ministro della Salute Roberto Speranza comunicherà, nel giro delle prossime ore, un’ordinanza che entrerà in vigore a partire dal 24 gennaio del 2022. Il contenuto di questo nuovo decreto si focalizzerà, per la maggior parte, sul passaggio verso la zona arancione per quattro regioni specifiche che verranno, poi, approfondite successivamente.

Entrando nel dettaglio dei parametri che contraddistinguono la zona arancione, si nota che questa emerge nel momento in cui si superano tre indicatori piuttosto fondamentali. Il monitoraggio del coronavirus si basa, infatti, sul livello di contagi settimanali e sul livello di occupazione dei posti letto nelle strutture sanitarie di riferimento. Ebbene, se la soglia dei contagi settimanali arriva a 150 positivi su un campione di 100.000 abitanti, comincia a delinearsi il primo campanello d’allarme serio. Quando, poi, si occupano il 20% delle terapie intensive e il 30% dei posti di ricovero ordinario, allora non c’è altro da fare che virare, con decisione, verso la zona arancione. D’altro canto, è uno di quegli espedienti maggiormente incisivi per contenere la propagazione del virus.

Le regioni che cambieranno colore

Sulla scorta di quanto accennato nel precedente paragrafo, occorre focalizzarsi sulle quattro regioni che, volente o nolente, dovranno adottare la zona arancione. L’Abruzzo ha, allo stato attuale, un grado di occupazione della terapia intensiva pari al 22%, mentre quello dei reparti ordinari si attesta sul 32%. In aggiunta a ciò, si contano – al 20 gennaio 2022 – 1.126 positivi su un campione di 100.000 abitanti. Per quanto riguarda il Friuli Venezia Giulia, le terapie intensive occupate presentano un valore del 23% che fa il paio con il ricovero di carattere ordinario del 34%. La quota di abitanti positivi, invece, è di 1.445 ogni centomila.

La situazione del Piemonte vira verso dei parametri alquanto sconfortanti. I ricoveri relativi all’area medica sono pari al 30%, mentre quelli della terapia intensiva toccano il 23%. Ciò che, poi, colpisce le autorità sanitarie è il rapporto di positivi con il consueto campione di 100.000 cittadini – che si aggira 1.373 positivi settimanali. Infine, la Sicilia è ormai ad un passo dalla zona arancione poiché ci sono 595 positivi ogni 100.000 cittadini e c’è un livello di ricovero nei reparti ordinari e in quelli di terapia intensiva pari, rispettivamente, al 37% e al 20%. Fortunatamente, per regioni come Lombardia e Valle D’Aosta sembra esserci una situazione molto più stabile tendente, inevitabilmente, ad un miglioramento generale.

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