Coronavirus, la Svezia pensa al lockdown? 

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Un cambio di rotta?

Sono stati diversi gli approcci al coronavirus da parte dei Paesi nel mondo. Un primo approccio, quello cinese. I Cinesi hanno barricato una città intera – Wuhan – per due mesi. Ma non hanno bloccato la produzione nel resto del Paese, consentendo così all’economia di andare avanti. Faticosamente, l’epicentro del virus è stato placato. 

Un approccio italiano: il nostro, un lockdown generalizzato ma non generale, che blocca le attività non essenziali e che non permette la libera circolazione. I cittadini però possono uscire di casa per recarsi a fare la spesa o per altre necessità. Si tratta del modello che quasi tutta l’Europa ha seguito, quando la pandemia ha toccato anche i loro Paesi. 

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Infine, un approccio svedese. In sostanza, non si fa nulla per impedire al virus di circolare: il governo socialdemocratico svedese ha semplicemente dato qualche indicazione – gli anziani dovrebbero stare in casa, ma non sono obbligati; favorire lo smart working se possibile, no ad assembramenti di più di 50 persone. La vita scorre serena e tranquilla, forse gli svedesi sono convinti di una loro immunità speciale al virus. Ma le cose stanno cambiando. L’eccezione svedese – pochi contagi, pochi decessi – ora vacilla, e nell’ultima settimana la progressione del virus è raddoppiata a Stoccolma, la città più popolosa della Svezia. 

Pressioni sul governo 

“Ognuno decide come procedere per il distanziamento sociale e per rafforzare il sistema sanitario. Noi lo facciamo in un modo diverso. Certe volte dipende anche dal fatto che siamo in una fase diversa” aveva detto il premier Stefan Lofven. Che ora però ammette: bisogna prepararsi ‘a migliaia di vittime’ ma la cosa più importante è avere ‘autodisciplina’ cioè lavarsi spesso le mani, e evitare di visitare i parenti anziani.

Questo però non basta, lo dicono i dati: il virus si propaga molto, usando anche gli asintomatici, spesso giovani, come veicolo. In Svezia ora si contano 6.40 contagi e 333 morti e ci sono sempre più pressioni sul governo perché cambi linea e perché chiuda i luoghi di ritrovo. Sempre più personalità e scienziati si distaccano dalla linea del governo, c’è chi parla di ‘roulette russa con la popolazione svedese’ come Marcus Carlsson, matematico della Lund University, e chi ammette che “la risposta lenta iniziale in Paesi come il Regno Unito, gli Stati Uniti e la Svezia appare ora sempre meno assennata” come lo studio pubblicato dalla rivista medica The Lancet, intitolato “Covid-19: Learning from Experience”. 

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