Cos’è il whistleblowing? Il lavoratore che segnala illeciti può essere licenziato?

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Cos’è il whistleblowing

Con la legge n. 179/2017 è entrato a far parte del nostro ordinamento giuridico l’istituto del whistleblowing (letteralmente soffiare il fischietto) ovvero quel complesso di regole che consente ai lavoratori, sia del settore pubblico che del settore privato, di segnalare attività illecite di cui sono venuti a conoscenza sul luogo di lavoro.

Solo recentemente l’Italia ha provveduto ad introdurre delle norme specifiche in materia di licenziamento disciplinare relativo all’attività di whistleblowing.

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In primo luogo si è iniziato a differenziare tra il settore pubblico e quello privato.

Per ciò che concerne il settore pubblico, l’art.1 della legge del 2017 ha stabilito che il lavoratore dipendente di una pubblica amministrazione che segnala una condotta illecita di cui è venuto a conoscenza sul posto lavoro non può essere licenziato, trasferito o demansionato.

La segnalazione può essere rivolta direttamente all’Anac (Autorità Nazionale Anticorruzione) dal dipendente o tramite i sindacati di riferimento maggiormente rappresentativi.

Può anche essere rivolta all’autorità giudiziaria ordinaria o alla magistratura contabile (la Corte dei Conti).

L’identità del segnalante non può essere rivelata ed è coperta dal segreto nel processo penale.

Nel settore privato è stato introdotto il modello organizzativo, gestione e controllo che le aziende devono adottare per assicurare al lavoratore dei canali per la segnalazione degli illeciti in grado di garantire l’anonimato del segnalante.

Quali sono le tutele garantite al lavoratore?

Una volta effettuata la segnalazione e accertata l’irregolarità, il lavoratore sarà tutelato da qualsiasi forma di discriminazione o ritorsione.

Le nuove norme prevedono infatti la reintegrazione nel posto di lavoro in caso di licenziamento disciplinare e la dichiarazione di nullità di tutti gli atti discriminatori e ritorsivi.

Sono previste altresì delle sanzioni da € 5.000 a € 30.000 nei confronti dei responsabili che hanno attuato comportamenti ritorsivi nei confronti del lavoratore e da € 10.000 a 50.000 a carico di chi non ha provveduto ad analizzare la segnalazione.

Va ribadito inoltre che è stata garantita al segnalante la segretezza dell’identità entro i termini stabiliti dall’art. 329 c.p.p..

Per qualsiasi chiarimento in merito alle modalità di avvio della procedura, il lavoratore può rivolgersi ad un avvocato del lavoro o al proprio sindacato al fine di valutare la fondatezza della segnalazione anche al fine di evitare una condanna penale e conseguentemente le revoca della tutela.

Cosa accade se la segnalazione non è veritiera?

Può accadere che il whistleblower venga condannato in un procedimento penale per calunnia o diffamazione.

In questo caso non avrà diritto alla tutela prevista dalla legge sopracitata e perderà tutti i benefici previsti.

Va precisato che anche la Corte di Cassazione con sentenza n.35792/2018 ha stabilito che la normativa sul whistleblowing non può consentire che il dipendente si trasformi in investigatore privato e che acquisisca informazioni in violazione della legge al fine di raccogliere prove di illeciti.

La Direttiva Europea 2019/1937

Con la nuova direttiva europea pubblicata nel novembre 2019 la legge 179/2017 subirà necessariamente delle modifiche poiché sono state introdotte significative novità.

In primo luogo la tutela viene estesa non solo ai lavoratori con contratti atipici ma dovrebbe essere estesa anche ai lavoratori autonomi, ai consulenti, fornitori, ai tirocinanti e ai familiari degli stessi informatori.

La direttiva inoltre ha imposto l’obbligo per tutte le aziende con più di cinquanta dipendenti di costituire canali di segnalazione interni che siano dotati di sistemi di sicurezza volti a garantire l’anonimato al segnalante.

Un’ulteriore novità è quella che prevede la possibilità per il lavoratore di un’azienda privata, quando il canale di segnalazione non sia disponibile, di provvedere alla divulgazione pubblica.

Ci auguriamo, pertanto, che le nostre istituzioni recepiscano quanto prima la nuova direttiva Ue necessaria al fine di evitare e prevenire corruzione e condotte illecite nel nostro paese.

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