Crisi di governo, ecco cosa può succedere

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Crisi di governo
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E ora cosa può succedere? Quali sono le tappe per uscire da questa crisi di governo? Il pallino, oltre che nelle mani dei partiti, è in quelle del presidente della Repubblica, .

Solo lui può decidere i tempi e le modalità della crisi. Nel momento in cui il capirà che la maggioranza che lo ha sorretto fino a ieri non c’è più (perché i due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio gliel’avranno detto chiaramente), salirà al Quirinale a rassegnare le proprie dimissioni. Il presidente della Repubblica potrà accettarle subito (crisi extraparlamentare) o rinviare il premier in Parlamento per certificare con un voto la fine della maggioranza (crisi parlamentare, capitata in un unico precedente: Prodi 1998). Nel caso, i parlamentari vanno convocati con un telegramma previa riapertura delle Camere. Le prossime sedute previste per Camera e Senato, infatti, sono in calendario solo a settembre.

Una volta certificata in via parlamentare o extraparlamentare la fine del governo M5S-Lega, Mattarella deve valutare se vi sia un’altra maggioranza possibile. Motivo per il quale si apriranno le consultazioni. I primi a essere chiamati saranno i presidenti di Senato e Camera e poi via via i senatori a vita e i rappresentanti dei vari gruppi parlamentari. Se non ci dovesse essere una maggioranza possibile, il presidente scioglie le Camere e indice nuove elezioni in una data compresa tra i 40 e i 70 giorni dopo.

Sebbene non si sia mai votato in autunno, si pensa che sia ancora possibile votare al massimo per permettere la nascita di un governo in tempo per il varo della manovra finanziaria 2020 che sterilizzi l’ Iva ed eviti l’esercizio provvisorio.

C’è ancora una stranezza, in questa già stranissima crisi di governo. Ammettiamo che le Camere vengano sciolte e che si vada al voto. Il governo Conte, pur dimissionato, resterebbe in carica per il “disbrigo degli affari correnti” (lo svolgimento dell’ordinaria amministrazione). Tecnicamente la legge elettorale in vigore, il Rosatellum, non prevede l’indicazione di un candidato premier. Ma, sempre secondo il Rosatellum, le forze politiche devono nominare “un capo” che, pur senza esplicitarlo, diventa il candidato premier naturale della coalizione. E non si è mai visto – ecco la stranezza – che il candidato premier di una delle forze in campo sia contemporaneamente ministro dell’Interno. Cioè colui che dal Viminale gestisce e regola le elezioni. Capita per la prima volta in questa occasione.

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini è anche capo della Lega e naturale candidato premier del centrodestra.

È quindi possibile che il presidente Mattarella prima di sciogliere le Camere e quindi di indire nuove elezioni, scelga un presidente del Consiglio che vada in Parlamento a cercare la fiducia, magari attraverso formule ampiamente utilizzate quali un pre-incarico o un mandato esplorativo: qualora questo “governo del presidente” non ottenesse la fiducia, cosa peraltro difficilissima in questa occasione, il governo non comincerebbe neppure a lavorare. Ma sarebbe questo governo a restare in carica per il “disbrigo degli affari correnti”. E sarebbe il ministro dell’Interno di questo nuovo governo, nato e morto in una sola seduta parlamentare, a gestire il regolare svolgimento delle elezioni.

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