Dichiarazione di conformità impianto elettrico

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Nel momento in cui devi vendere o affittare un immobile, oppure quando devi svolgere dei lavori al suo interno, avrai il dovere di ottemperare ad alcuni vincoli burocratici. Parte di suddetti oneri interessano gli impianti posti al servizio dell’edificio, come l’impianto idrico, l’impianto di riscaldamento, quello di utilizzazione del gas e quello elettrico. Soffermiamoci su quest’ultimo e sul ruolo cruciale che riveste la dichiarazione di conformità, anche abbreviata come DICO.

RIFERIMENTI LEGISLATIVI

La dichiarazione di conformità è stata resa necessaria per la prima volta con la legge numero 46 del 5 marzo 1990, contenente norme per la sicurezza degli impianti. Le prescrizioni in materia di DICO sono poi state aggiornate dalle disposizioni del decreto 37 del 22 gennaio 2008, entrato in vigore in data 27/3 dello stesso anno.

Il DM 37/08 chiarisce che sono coinvolti tutti gli impianti di trasformazione, trasferimento, utilizzazione e distribuzione dell’energia elettrica, situati all’interno di una costruzione. Vengono interessati anche gli impianti di produzione e di auto-produzione di energia elettrica, fino a 20 kW di potenza nominale.

La normativa sancisce che per modifiche, ampliamento o installazione di nuovi impianti bisogna presentare un progetto. Il piano dei lavori va compilato da un professionista iscritto negli albi professionali secondo la particolare competenza richiesta oppure va redatto dal responsabile tecnico dell’impresa installatrice.

Il provvedimento illustra il concetto di progetto elaborato in base alla regola dell’arte; vanno considerati redatti secondo la regola dell’arte tutti quei progetti sviluppati in adempimento della corrente normativa e delle norme dell’UNI (Ente Nazionale Italiano di Unificazione), del CEI (Comitato Elettrotecnico Italiano) o di altri Enti di normalizzazione appartenenti agli stati dell’Unione Europea. É fondamentale che i progetti contengano almeno gli schemi dell’impianto e i disegni della planimetria.

La tipologia e le caratteristiche di materiali e componenti utilizzati vanno messi in particolare risalto. Oltre a ciò, si devono indicare le misure di sicurezza e prevenzione che verranno adottate nell’impianto.

Presta molta attenzione a questo punto chiave. Alla conclusione dei lavori, espletate le verifiche tecniche contemplate dalle norme, l’impresa installatrice deve rilasciare al committente la dichiarazione di conformità degli impianti. La DICO non può essere prodotta da una società che è intervenuta su un’installazione già creata o su opere iniziate da un’altra impresa. Il rilascio della dichiarazione è indipendente dall’avvenuto pagamento dei lavori da parte del richiedente.

Alla DICO è subordinato un documento importante per tutti i proprietari di case. Infatti, il certificato che attesta la vivibilità di un immobile (ossia il certificato di agibilità) può essere fornito dalle autorità competenti dopo l’acquisizione dell’atto di conformità.

C’è la possibilità che la dichiarazione non sia indispensabile. In effetti, gli impianti elettrici delle unità immobiliari a uso abitativo che sono stati creati prima del 13/3/1990 si reputano adeguati se hanno dei basilari sistemi di protezione: protezione contro le sovracorrenti, protezione contro i contatti diretti e indiretti o protezione con interruttore differenziale.

L’ultima revisione nell’ambito dell’installazione degli impianti elettrici è data dal decreto del 19 maggio 2010. In sostanza, vengono modificati i moduli da impiegare per il rilascio della dichiarazione di conformità.

SANZIONI PREVISTE E COMMENTI CONCLUSIVI

Il decreto ministeriale 37/08 fissa le sanzioni connesse alla violazione degli obblighi della normativa. In caso di mancato rilascio della DICO, si applicano sanzioni amministrative che vanno da un minimo di 100 € fino a 1.000 €, in relazione all’entità e alla complessità dell’impianto. Nel caso di altre infrazioni, quali ad esempio la mancata presentazione di un progetto per l’installazione o il cambiamento di un impianto elettrico, sono previste sanzioni amministrative da 1.000 € fino a un massimo di 10.000 €.

La dichiarazione di conformità non va assolutamente confusa né tanto meno equiparata alla dichiarazione di rispondenza degli impianti. In sintesi, qualora la dichiarazione di conformità non sia stata emessa o non sia più reperibile, una dichiarazione di rispondenza può fare le veci della DICO. Ciò è valido per gli impianti conclusi prima del DM 37/08.
Sul sito https://impianti.tech/ vengono chiaramente evidenziate le differenze tra le due attestazioni, inoltre potrai trovare articoli su impianti elettrici, sicurezza e ulteriori tematiche.

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