Gestione rifiuti, ecco le regioni peggiori

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Lazio, Sicilia e Campania

Non solo record, in Italia ci sono anche città e regioni che non si distinguono neppure un po’ per la corretta gestione dei rifiuti. Anzi, si tratta spesso di città che hanno decisamente dei problemi nella gestione corretta della spazzatura e questo crea disagi alla cittadinanza e spesso anche problemi di salute pubblica (come succede a Roma).

Le regioni peggiori per quanto concerne la gestione dei rifiuti sono Lazio, Sicilia e Campania, che si distinguono per delle problematiche spesso stratificate e trascinate nel tempo nella gestione corretta dei rifiuti. L’analisi presentata da Assoambiente sulla base dei dati Ispra non lascia molto spazio all’immaginazione, ci sono diversi problemi nella corretta gestione dei rifiuti a livello di queste tre regioni.

Problemi atavici

Spesso i problemi che concernono la cattiva gestione della spazzatura superano le singole competenze politiche, e si stratificano nel tempo, come risulta dal report. “Carenza di un’adeguata impiantistica per il riciclo dei rifiuti, assenza di valorizzazione energetica per quanto non riciclabile, turismo dei rifiuti verso altre Regioni, affidamento eccessivo allo smaltimento in discarica” sono le problematiche alla base del brutto record.

Uno dei casi peggiori, ad oggi, è sicuramente quello del Lazio. Qui si parla addirittura di un vero e proprio ‘turismo dei rifiuti’ che di certo non aiuta a risollevare la situazione. “L’assenza di un’adeguata e moderna impiantistica di riciclo, recupero energetico e smaltimento appare particolarmente evidente” si legge nel report. “Nei prossimi 6 mesi la capacità residua delle discariche laziali sarà terminata, accentuando ulteriormente lo stato di emergenza”.

La Sicilia, invece, è la peggiore per quanto riguarda la raccolta differenziata. Vi è un “record di discarica e impianti di riciclo e recupero. La gestione dei rifiuti è condizionata dalla percentuale record di conferimento in discarica (73%). Solo il 22% viene raccolto in modo differenziato, dato più basso a livello nazionale. Anche qui il passaggio negli impianti di trattamento meccanico-biologico è propedeutico, addirittura per il 96% dei quantitativi, al successivo conferimento in discarica. Il recupero di materia resta un’ipotesi residuale. La voce incenerimento non è presa in considerazione”.

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