Governo Lega-M5s: piena sintonia sul programma, il premier sarà terzo

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Tre giorni per il governo Lega-M5s. Salvini e Di Maio trattano, ma per il premier pensano a un nome terzo. Domenica lo diranno al Quirinale, lunedì l’incarico secco. Entro la settimana il giuramento dei ministri. “Meno di 20”, dice in tv Vincenzo Spadafora, che i Cinque Stelle hanno incaricato per le relazioni istituzionali. “Il conflitto d’interessi sarà nel programma”, aggiunge. Forza Italia avverte: “Astensione o voto contrario dipenderà dai nomi”.

“Piena sintonia” tra Lega e M5s sul metodo – Il primo incontro tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini non è stato, e forse non poteva esserlo, risolutivo. Sul contratto di governo i due partiti assicurano “piena sintonia”, dando già uno schema. Si parla di accordo su numerosi punti tra cui aiuti per i contribuenti in difficoltà, studio sui minibot, flat tax, riduzione costi della politica, lotta alla corruzione, contrasto all’immigrazione clandestina e legittima difesa. Ma su chi siederà a Palazzo Chigi permane una coltre di assoluto silenzio: l’impressione è che ancora non sia stato fatto alcun nome. Sul metodo, però, qualcosa si muove.

Opzione del premier terzo – Sulla premiership di un governo M5s-Lega, è molto probabile “un nome terzo” che “rappresenti quello che si scrive nel contratto di governo”. A dirlo Vincenzo Spadafora (M5s) a Porta a Porta. “Sarà un premier terzo, né della Lega né di M5s”: è l’ulteriore conferma di Alfonso Bonafede, deputato 5 Stelle, che ha partecipato al tavolo programmatico con il Carroccio alla Camera.

Di Maio e Salvini entreranno nel governo – Concreta è comunque l’ipotesi che Di Maio e Salvini entrino nel governo, prendendo due ministeri pesanti e la carica di vicepremier. E, in tal caso, Di Maio potrebbe andare alla Farnesina e Salvini all’Interno. E c’è un altro dato che fonti che seguono la trattativa oggi sottolineano: al premier terzo verrà consegnato il programma M5s-Lega da attuare, nonché i tempi e i modi dell’attuazione. E a quel programma il premier dovrà attenersi.

La squadra sarà snella: non oltre 20 ministri – Domenica, oltre a nome del capo del governo, i due partiti potrebbero indicare informalmente al Colle i ministri pesanti, ovvero quelli a Tesoro, Sviluppo Economico, Esteri, Interno e Welfare. Possibile che al Mef venga posto un tecnico anche se per i dicasteri economici, a cui mira il M5s, non si possono escludere i nomi di Lorenzo Fioramonti o Stefano Buffagni nonché quello del leghista Armando Siri. La squadra sarà snella, tra i 15 e i 20 ministri, e potrebbe includere alcuni tra gli esponenti più vicini a Di Maio, come Alfonso Bonafede, già candidato dal M5s alla Giustizia.

FI e FdI aspettano di sapere i nomi del nuovo esecutivo – Ma c’è un convitato di pietra nella trattativa per la premiership, ed è Silvio Berlusconi. E sale anche l’ipotesi che Forza Italia voti contro l’esecutivo. Dipenderà, come per Fratelli d’Italia, anche da chi siederà a Palazzo Chigi. Anche se il voto contrario potrebbe anche essere frutto di una strategia, quella di far “pesare” un eventuale futuro sostegno di FI, soprattutto in Senato, dove M5s-Lega arrivano a quota 167, buona ma non assolutamente sicura. Numeri tra l’altro soggetti a molti umori anche tra i 5 Stelle: in diversi, attendono di vedere il programma prima di mettere da parte l’irritazione serpeggiante per l’abbraccio con la Lega.

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