La barriera corallina vedrà la sua fine entro 50 anni

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La barriera corallina è una formazione tipica dei mari tropicali.
E’ composta da formazioni rocciose sottomarine biogeniche creata dagli scheletri calcarei dei coralli, animali polipoidi.
La barriera corallina fa parte di una piattaforma carbonatica e generalmente ne costituisce la fascia marginale verso mare.
Il colore caratteristico di ogni specie di corallo è dato dall’alga sotto i polipi e diventa vivido in proporzione alla concentrazione di questo microrganismo, La sua funzione principale è quella di eseguire la fotosintesi e produrre nutrimento per i polipi.
Verso terra è spesso separata dalla costa da lagune poco profonde.
Lo Stato nipponico è circondato da un arcipelago di oltre 6.852 isole vulcaniche, 500 delle quali tropicali o subtropicali ma a causa della scarisità di strutture adeguate quasi tutte sono disabitate.
Tra le più incontaminate: quella della zona di Miyako e Kabirabay situate a sud della zona costiera.
Ma è proprio  da quest’area che parte l’emergenza sbiancamento della barriera corallina.

A sud dell’arcipelago dove il 49,9% della maggiore barriera corallina nell’area di Sekisei,  sarebbe stata colpita alla fine del 2017.

Lo sbiancamento dei coralli è un fenomeno distruttivo che colpisce le barriere coralline e i loro ecosistemi, in particolare la simbiosi tra i polipi del corallo e alcune alghe unicellulari fotosintetizzanti.

Causa: aumento delle temperature delle acque del mare 

Le barriere sono minacciate, direttamente o indirettamente, dall’attività umana. Pesca a strascico e ancore possono danneggiarle significativamente.
Cosa porta l’aumento?

Quando sussiste un aumento della temperatura (anche di solo 2 gradi Celsius), l’intera struttura entra in una sorta di “febbre” e i microorganismi non sono più in grado di produrre nutrimento, pertanto dopo pochi giorni i polipi del corallo espellono l’alga simbiotica, facendo assumere alla struttura calcarea una colorazione più pallida o lasciandola completamente bianca. In assenza dell’unica fonte di nutrimento, l’alga è destinata a morire di fame causa dell’innalzamento delle temperature medie dell’acqua (previsti incrementi da 2 a 6 °C).

Là dove maggiori sono stati gli effetti del riscaldamento globale è stata riscontrata una maggiore incidenza dello sbiancamento.

Ma può  avere luogo in presenza di altri fattori:

  1. irraggiamento solare;
  2. cambiamenti nella composizione chimica dell’acqua (specialmente del grado di salinità) o della sua opacità,
  3. cambiamento delle correnti (che, a causa dell’accumulo di sedimenti finiscono per deviare l’acqua calda della laguna verso la barriera),
  4. malattie del corallo.

In generale le cause dello sbiancamento sono naturali, anche se non è del tutto esclusa l’azione dell’uomo, in particolare l’inquinamento.

Conseguenze?

Una previsione conservativa è quella di alcuni scienziati dell’università australiana del Queensland che prevedono la morte dell’area entro 50 anni.

Cosa è come possiamo mantenere ciò che ancora abbiamo?

A questo ci pensano gli australiani: fecondazione assistita

La nuova tecnica sperimentata dal gruppo di Harrison consiste nella cattura di milioni di uova e sperma dei minuscoli polipi che formano i coralli e che vengono affidati alle correnti in eventi riproduttivi di massa altamente prevedibili.

In condizioni normali, una porzione minima di larve riesce a insediarsi nei banchi di coralli e raggiungere l’età necessaria per la riproduzione.

La nuova tecnica ha ripetuto i test di successo condotti sui banchi di coralli delle Filippine che erano stati danneggiati dalla pesca con esplosivi.

Le rilevazioni fotografiche, effettuate nei giorni successivi, hanno mostrato che i polipi dei coralli erano riusciti a sopravvivere e insediarsi nel nuovo ambiente.

“Animali che sembrano fiori sembrano cespugli di piante fiorite sul fondo del mare e invece sono animali molto antichi”

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