Negazionismo, il Senato introduce l’aggravante alla Legge Mancino

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Il reato di negazionismo prende forma per la prima volta. Il Senato della Repubblica ha votato sì all’introduzione, dopo la votazione dell’11 febbraio dell’anno scorso: 134 voti a favore, 14 contro e infine 36 astenuti, ecco i numeri della votazione. L’emendamento alla legge Mancino Giovanardi è stata presentata da Nico d’Ascola, esponente del Nuovo Centrodestra.
Il decreto legislativo è composto da un singolo articolo, che va ad introdurre il terzo comma all’art. 3 della legge Mancino Giovanardi, che ha recepito la convenzione contro le discriminazioni razziali. Il negazionismo acquista quindi una rilevanza penale, ma non già come fattispecie autonoma, bensì come aggravante del fatto.

In particolare dalla norma viene soppresso il termine “pubblicamente” che era stato introdotto da Giacomo Caliendo.
La legge, ora come ora, prevede una pena dai due ai sei anni di prigione nel caso in cui l’istigazione o l’incitamento al negazionismo della Shoah creino un pericolo concreto di diffusione.
Ecco il testo così come emendato dalla nuova disposizione: “La pena da due a sei anni se la propaganda, ovvero l’istigazione e l’incitamento commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione, si fondano in tutto o in parte sulla negazione della Shoah, o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello Statuto della Corte penale internazionale”.

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Come era prevedibile, la disposizione ha subito acceso polemiche più o meno velate circa l’opportunità di istituire uno strumento penale ad hoc per la fattispecie de quo.
Gaetano Quagliarello, ex ministro delle riforme, si è espresso contro il ddl. A suo parere quest’ultimo tende “a portare nelle aule di tribunale quello che deve rimanere nelle aule delle scuole”: il negazionismo, dice l’ex ministro, è un problema di educazione, culturale, realmente esistente, ma non dovrebbe avere una sua dimensione penale.

Ha votato contro anche Maurizio Sacconi, che sostiene che, nonostante sia convinto della pericolosità dell’atteggiamento antisemita, non vuole l’istituzione di un reato di opinione. Ha esposto criticità sul tema anche Carlo Giovanardi.
Invece la maggioranza sembra compatta sul sostenere la necessità dell’approvazione dell’aggravante. Anna Amati, PD, ritiene che la legge fosse necessaria come atto dovuto alla comunità ebraica dopo le leggi razziali del 1938.
Anche Lumia, capogruppo della commissione giustizia, sostiene l’opportunità dell’emendamento, così come Ettore Rosato, che auspica tempi brevi per l’approvazione della legge.

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