No al Reddito di Cittadinanza, ecco perchè

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Confindustria boccia il reddito di cittadinanza. Secondo un rapporto del Centro studi la misura, che è stata il cavallo di battaglia del M5s in campagna elettorale, potrebbe costare 30 miliardi di euro o più (rispetto ai già elevati 17 miliardi prospettati dal M5S) e «comportare uno spreco ingente di risorse pubbliche», poiché «verrebbe concesso anche a individui che poveri non sono». CsC, nel rapporto firmato da Giovanna Labartino, Francesca Mazzolari e Michelangelo Quaglia, mette a confronto il reddito di cittadinanza con il reddito di inclusione . E sottolinea che sarebbe sbagliato «affrettarsi a sostituire» il Rei varato a gennaio dal governo. Tanto più che con il reddito di cittadinanza sarebbe «alto il rischio che disincentivi il lavoro».

Confindustria: reddito cittadinanza spreco risorseIn Italia – ricorda il Centro studi di Confindustria – la povertà è cresciuta molto con la crisi con 1,6 milioni di famiglie in povertà assoluta per un totale diquasi 5 milioni di individui. L’indigenza- spiega – «è legata a doppio filo alla bassa partecipazione al mercato del lavoro». Da gennaio è attivo il Reddito di inclusione, uno strumento universale di contrasto alla povertà su scala nazionale. Il Rei è disegnato per raggiungere le famiglie in povertà, attraverso soglie di accesso sia reddituali sia patrimoniali. Tuttavia – prosegue il Csc «è partito con scarsi finanziamenti (2,1 miliardi di euro nel 2018) e si stima che potrà coprire solo la metà della platea». Anche se, come ricordato dal Sole 24 Ore, basterebbe una spesa aggiuntiva di 1,5 miliardi l’anno nel prossimo triennio per coprire l’intera platea di residenti che vivono in condizioni di povertà assoluta (circa 4,7 milioni di individui; il 7,9% della popolazione).

Alto rischio di disincentivo al lavoroIl reddito di cittadinanza secondo la proposta avanzata dal Movimento Cinque stelle nel 2013 (e al centro della campagna elettorale) coprirebbe – ricorda il Csc -una platea più ampia (2,8 milioni di famiglie) e garantirebbe un beneficio molto più elevato (fino a 780 euro mensili per un single, rispetto ai 188 del Rei). Secondo il Centro studi di Confindustria è però «alto il rischio» che il reddito di cittadinanza «disincentivi il lavoro, dato l’elevato importo del beneficio e l’assenza di un meccanismo di cumulo con il reddito da lavoro. Per incentivare la partecipazione, inoltre, prevede solo l’obbligo di iscrizione ai Centri per l’Impiego, strutture che necessitano di una profonda e costosa riforma per poter garantire risultati apprezzabili nel facilitare l’avviamento al lavoro».

«Senza limiti di durata, necessaria più condizionalità»Non solo. La proposta di reddito di cittadinanza, « pur non prevedendo alcun limite temporale, è vaga sia sul lato delle misure di attivazione sia sui meccanismi di revisione, a riguardo limitandosi ad elencare tra gli obblighi dei beneficiari la «comunicazione tempestiva di qualsiasi variazione di reddito», senza specificare le modalità di verifica. Il Rei, invece, prevede il sostegno per un periodo massimo di 18 mesi e, se necessario, un rinnovo per ulteriori 12 mesi, ma a distanza di 6 mesi.

«Meglio aumentare le risorse per il Rei»«Ad oggi affrettarsi a sostituire uno strumento appena partito – conclude la nota – significherebbe creare incertezza e allungare i tempi di implementazione. Più opportuno darsi il tempo per condurre una seria valutazione, specie delle modalità di attivazione al lavoro, e nel frattempo indirizzare le risorseper aumentare platea e beneficio».

Le stime di costo diverse di Inps e M5sQuello che storicamente è il cavallo di battaglia del M5s (senza essere citato nel contratto di programma stilato su input di Luigi Di Maio dal comitato di esperti guidato da Giacinto della Cananea) secondo le stime del Movimento avrebbe un costo che sarebbe di circa 17 miliardi. Di questi, 2 miliardi servirebbero a finanziare la riforma dei centri per l’impiego. Molto più alte le stime del presidente dell’Inps, Tito Boeri, per il quale la misura potrebbe costare tra i 35 e i 38 miliardi di euro.

Beneficiari della misura sono potenzialmente gli oltre 9 milioni di italiani che non raggiungono i 9.360 euro l’anno (si va da 780 euro netti al mese per i single a 1.950 euro per famiglie con due figli). Si tratta di un reddito minimo condizionato alla ricerca di un lavoro e accompagnato dal rafforzamento delle politiche attive.

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