Nuove centrali a carbone? Solo se green!

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Ad oggi le centrali a carbone ancora attive in Europa sono oltre il 40% rispetto ad altre riscorse (28% nucleare). Il vecchio continente ne ospita ben oltre il 30%.

Un numero impressionante se si valutano i rischi.

Tre le sostanze tossiche che si propagano nell’area ricordo: metalli pesanti come arsenico e mercurio, polveri sottili e ultrasottili, anidride solforosa e biossido di azoto, solo per citarne alcuni. Ricordiamoci che: la contaminazione non avviene solo a livello locale, ma si espande a livello globale.

Solo per lasciare un dato che ci renda meglio l’idea: ben 500 persone  ogni anno muoiono per conseguenze legale alla combustione di carbone.

L’Italia afferma  la sua posizione in maniera ben differente.

La produzione energetica nel nostro paese viene fornita per:

  • Il 50% gas naturale (di importazione da paesi come Algerie e Russia, politicamente fortemenete instabili);
  • l’8% olio combustibile;
  • il12% dal carbone;
  •  ben il 30% da energie rinnovabili. Un dato che fa ben sperare nel cambiamento delle fonti di investimento.

Ciò nonostante L’Europa prevede di ridurre notevolmente le fonti energetiche d’importazione creando la propria risorsa principale a favore di nuove centrali a carbone e nucleari.

Di recente ho sentito parlare del “carbone pulito”.

Centrali di nuova generazione che dovrebbero essere in grado di ridurre la concentrazione di sostanze nocive emesse in atmosfera. Malgrado ciò, le emissiomi del carbone di “ultima generazione” saranno sempre maggiori rispetto a quelle prodotte dal gas.

Il carbone a mio avviso, resta più una scelta politica che economica o vantaggiosa a livello sociale.

Centrale a carbone di Belchatow – Polonia – il più nocivo d’Europa. 37 mil. di tonnellate di Co2 annui

Un’autentica società 2.0 non può continuare a sottovalutare la potenza ed i vantaggi  (non solo economici), socio-culturali che invece si otterrebbero sostenendo una produzione ottenuta da fonti naturali che garantirebbero il rispetto ed la riduzione dell’impatto ambientale.

Così come ci vengono proposti i suddetti specchietti per le allodole, forse ci sentiremmo più sereni sapere (e poi vedere nel concreto)  l’Unione Europea  programmare una disegno di legge dove i punti focali siano: zero impatto ambientale, rinnovabilità, tecnologia di ultima generazione e fortemente sostenbile,  e che sia percepito  con l’intento di fornire un servizio pensato a DOC sull’individuo.

La Strategia energegica nazionale invece rimane fedele alla linea verde e   prevede la definitiva demolizione delle centrali a carbone entro il 2030.

Ma in Italia rimangono ad oggi  operative ancora 12 centrali. Queste producono ben 39 milioni di tonnellatedi Co2, che rappresenta il 40% di tutto il sistema nazionale.

Recentemente, il WWF ha ideato un modello centrato sul :

  • risparmio;
  • efficienza energetica;
  • fonti rinnovabili allaciate a reti intelligenti, capaci di gestire i picchi e distribuire al meglio l’energia prodotta.

Ben 4000 nuovi posti di lavoro che prepareranno questo modello di produzione sostenibile, una transizione che dovrebbe avvenire partendo dalla regione Liguria.

Ma in una società fondata sul mercato libero, la responsabilità ricade sempre sul singolo consumantore.

L’autoproduzione oramai è una realtà.

Il rinnovabile “fai da te” è certificato dall’ultimo documento prodotto dall’Autorità per l’energia.

ll successo dei piccoli impianti solo una parte dell’elettricità che viene prodotta è destinata all’autoconsumo: l’88 per cento della produzione, infatti, viene immessa in rete. Così il piccolo produttore si ripaga dell’investimento sostenuto per la realizzazione dell’impianto.

“La natura ci fornisce un pranzo gratis, ma solo se controlliamo i nostri appetiti. (William Ruckelshaus)”

 

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