Questione migranti, pronto Protocollo di 21 punti

 

La questione dei migranti continua a richiedere un intervento legislativo, politico ed assistenziale di grande entità. Ma soprattutto quella che servirebbe di più è una politica condivisa sul tema della migrazione, da parte degli Stati dell’Unione Europea, proprio adesso che è prevista una nuova ondata migratoria. Nel corso della primavera del 2016, infatti, probabilmente molti nuovi migranti si muoveranno soprattutto dai paesi balcanici.

Per questo motivo a Vienna si sono riuniti, nei giorni scorsi, dieci nazioni per stabilire delle linee guida per la gestione del problema immigrazione. Coinvolti nella conferenza Macedonia, Bulgaria, Albania, Serbia, Montenegro, Bosnia, Slovenia, Croazia ed Austria, ed anche il Kosovo. L’obbiettivo, per questi paesi che sono una sorta di “cuscinetto” fra le nazioni interessate dalla migrazione e quelle che accolgono, era quello di stabilire una strada comune per la gestione della questione immigrazione.

La Grecia non è stata invitata alla conferenza. Frutto del dialogo di questi paesi è stata la formulazione di un protocollo di ventuno punti, che indica le rotte generali per la gestione della delicata situazione dei migranti.

Una delle problematiche annesse alla determinazione di linee comuni era quella dei rifugiati economici. Quando un soggetto può essere considerato rifugiato economico? Secondo le linee internazionali, ciò avviene quando i soggetti fuggano dal paese di appartenenza non perché perseguitati da guerre o dalle fazioni politiche, ma per cercare migliori condizioni di vita, di welfare, ed un lavoro. L’Austria ha risposto a questo tipo di ingressi ponendo un limite giornaliero all’accoglienza dei migranti. Altri paesi dell’area balcanica hanno velocemente imitato l’Austria, stabilendo parametri per l’ingresso e controlli alla frontiera.

La Serbia, ad esempio, ha deciso di non permette l’ingresso nel territorio ai rifugiati economici afghani. Quella dell’Afghanistan è una situazione peculiare, in cui non c’è una vera e propria guerra, ma il dominio dei taleban crea seri problemi di terrorismo, violenze ed attentati, che ormai sono all’ordine del giorno. Come sempre, la questione dei migranti solleva non solamente problemi relativi alla gestione pratica delle accoglienze ed all’identificazione delle persone, ma anche problematiche di stampo politico, sociale, ideologico. Al netto di queste una politica condivisa dell’accoglienza è il problema più urgente

 

 

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