Sparare a un ladro in casa non sarà reato: così la Camera vuole cambiare la legittima difesa

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Verrà considerata legittima difesa «la reazione ad un’aggressione commessa in tempo di notte ovvero la reazione a seguito dell’introduzione nei luoghi» con «violenza alle persone o alle cose ovvero con minaccia o con inganno»: si tratta, dunque, delle rapine notturne perpetrate nelle case. Lo prevede un emendamento della commissione alla proposta di legge sulla legittima difesa su cui è in corso l’esame nell’Aula della Camera.

La modifica raccoglie l’accordo di tutti, ma la Lega chiede più tempo per esaminare le modifiche. Un altro emendamento della commissione precisa l’esclusione della colpa di chi reagisce «in situazioni comportanti un pericolo attuale per la vita, per l’integrità fisica, per la libertà personale o sessuale». La norma sulle rapine notturne su cui c’è la convergenza della maggioranza e di Fi, viene spiegato, si rifà ad una analoga previsione vigente nella legislazione francese, che prevede appunto la legittima difesa per l’atto di respingere aggressioni perpetrate di notte con aggressione, violenza ed inganno. La norma è sostanzialmente sulla scia di quanto previsto da emendamenti precedentemente presentati da Ap e Fi.

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Berlusconi: “Non tutela le persone, voteremo no”

«Purtroppo il Pd e le altre forze di maggioranza non hanno saputo o voluto scrivere una legge che rispondesse davvero alle esigenze dei cittadini onesti, una legge in grado di tutelare le persone per bene, quando sono aggredite, quando vedono minacciata la propria incolumità, quella dei propri familiari, o i propri beni. Noi non siamo certo per la difesa «fai da te», ma di fronte al pericolo dev’essere garantito il diritto alla difesa». Così Silvio Berlusconi sul disegno di legge sulla legittima difesa annunciando che Forza Italia voterà no. «Chi è costretto ad usare un’arma per difendersi – prosegue Berlusconi – ha già vissuto un momento drammatico di paura e di pericolo, è già stato protagonista suo malgrado di una tragedia; non può essere sottoposto alla lunga e umiliante trafila di un procedimento giudiziario nel quale deve giustificare le sue azioni. Non si può invertire l’onere della prova, non si può chiedere alla vittima di dimostrare di essere una vittima. Dev’essere piuttosto eventualmente lo Stato, ma solo quando l’abuso è clamoroso ed evidente, a dimostrare eventuali responsabilità. Il testo votato dalla maggioranza delude queste aspettative, non dà risposta al tema centrale del diritto alla difesa, lascia alla discrezionalità del giudice margini eccessivi».

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