Tasse su commercio nei porti, allarme in Italia

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Colpito commercio via mare

Allarme per la decisione del governo di mettere nuove tasse sui porti. I balzelli derivano dall’esecutivo, ma sono richiesti anche dall’UE e ovviamente sono rivolti alle città portuali. Con forti rischi per l’economia locale. La nuova tassa sui porti è destinata ad ogni container in arrivo negli scali portuali: ben 15 euro a container. Non importa se pieno o vuoto, si paga. La nuova mega tassa però fa infuriare e preoccupare le città dove il commercio via acqua è ancora molto importante.

Così lo stato ferma i traffici

“Il punto è proprio questo. L’impressione è che la materia portuale si affronti solo dal punto di vista della pressione fiscale. Qualcuno pensa che i porti siano le nuove mucche da mungere? Io non credo lo siano, anche perché i traffici sono stazionari da anni” commenta Luigi Merlo, ex presidente del porto di Genova e consigliere del ministero dei Trasporti.

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“Mi pare più una volontà del ministero delle Finanze che di quello dei Trasporti. L’obiettivo dello Stato dovrebbe essere quello di far crescere i traffici, favorendo quelle iniziative e quelle opere in grado di ottenere questo risultato. Il primo a beneficiarne sarebbe proprio lo Stato. Lo scorso anno, per Iva e accise incassate sulla merce in importazione, all’Erario sono arrivati 13 miliardi di euro. Quanto può entrare da un inasprimento delle imposte? Poco, con il rischio invece molto più grande che alla fine la merce trovi altrove il suo punto di approdo. Se si riuscisse ad aumentare di un milione il traffico dei porti italiani, circa il 10% dei volumi attuali, il beneficio per l’Erario sarebbe di una cifra fra il miliardo e il miliardo e mezzo”.

 

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