Toscana Cinghiale Solidale, la parola a “Animalisti Italiani”

Nonostante nel 2019 siano stati abbattuti, soltanto in Toscana, più di 70.000 esemplari di cinghiali, l’amministrazione regionale parla ancora di “emergenza ungulati”. Secondo il Presidente dell’Associazione Animalisti Italiani, Walter Caporale, con questi termini si sta giustificando un massacro che da più di vent’anni arreca danni ingenti alla fauna selvatica senza portare a nessuna soluzione. Il vero problema andrebbe cercato e risolto a monte, per rendere efficaci le misure contenitive, dal momento che quelle messe in pratica fino ad oggi non hanno portato ad alcun risultato concreto. Invece, la Regione Toscana inaugura l’iniziativa “Cinghiale Solidale”, tirando in ballo perfino termini oggi di moda come “economia circolare” per continuare a cercare il consenso popolare.

La filiera del “Cinghiale Solidale”

Si parte dagli uffici dell’amministrazione regionale della Toscana, dove è stato approvato il progetto, per finire con le Caritas. Passando per le associazioni venatorie, i centri di lavorazione carni e il Banco alimentare. È questa l’idea di economia circolare promossa anche da Stefania Saccardi, vicepresidente della Regione Toscana e assessore all’agroalimentare, caccia e pesca.

Cosa si tutela davvero?

Alla base di questa iniziativa starebbe la volontà di perpetrare le pratiche della caccia, praticamente l’unica risposta alla supposta emergenza legata alla presenza di un gran numero di cinghiali nel territorio della regione. Per questo è stata tirata in ballo un’altra emergenza, ovvero quella legata alle difficoltà economiche di tante famiglie. È indubbio che la loro situazione si sia aggravata, anche in seguito e a causa dei provvedimenti del 2020, messi in atto per contrastare la diffusione del covid. È la stessa Saccardi a parlare di ottimizzazione delle risorse territoriali con un obiettivo non solo ambientale, ma sociale. Ma è davvero il territorio, ciò che si sta tutelando?

Il parere degli Animalisti Italiani per la conservazione del territorio

Non ha tardato a farsi sentire l’Associazione Animalisti Italiani, il cui Presidente è intervenuto sulla questione, indicandola come un modo per mascherare sotto spoglie solidali un vero e proprio massacro. È stato inoltre sottolineato un aspetto che in realtà è palese e sotto gli occhi di tutti. Dopo decenni di tentativi, a fronte dei risultati si può considerare inutile ogni sforzo di controllare le popolazioni di cinghiali toscani attraverso la pratica della caccia. Proprio per questo Walter Caporale ha parlato di “metodi barbari e inefficaci”, ai quali si dovrebbe sostituire “un programma che proponga un efficiente servizio di pulizia del territorio, e soprattutto l’adozione di una soluzione nonviolenta costituita dai vaccini immuno-contraccettivi”.

Una soluzione “temporanea”

Si tratta di un dato di fatto, che fa perdere consistenza a ogni tentativo di giustificazione dell’arte venatoria. Compresa la redistribuzione di una parte della selvaggina in seguito alla sua lavorazione nei centri designati, che finisce per non essere niente più che una soluzione temporanea a un problema di reddito radicato nel tessuto sociale. Ecco perché appare evidente che tutta l’operazione denominata “Cinghiale Solidale” sia semplicemente un tentativo di sviare l’attenzione dalla ricerca di una soluzione efficace ai due problemi che la Regione Toscana ha dichiarato di voler risolvere.

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