Corruzione, arriva la condanna per Nicola Cosentino: 4 anni di carcere

4 anni di carcere a Nicola Cosentino per tangenti e corruzione.
Cosentino, l’ex sottosegretario PDL, è stato condannato per corruzione: la prima condanna nell’ambito dei processi nei quali è coinvolto. Il pm Paola Da Forno aveva chiesto sei anni. L’accusa rivolta a Cosentino è quella di aver corrotto un agente della penitenziaria, mentre quest’ultimo era in servizio a Napoli, nel carcere di Secondigliano. Secondo l’accusa Cosentino si era fatto passare dei beni proibiti dal regolamento all’interno della cella ed aveva anche ottenuto degli incontri al di fuori di quelli concessi con i familiari.

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Più nello specifico, come sottolineato dalla Procura di Napoli, “alcuni agenti della polizia penitenziaria, illecitamente remunerati attraverso somme di denaro o assunzioni di propri parenti, facevano arrivare a Cosentino messaggi dei suoi familiari o comunque provenienti dall’esterno, gli recapitavano beni e utilità varie, contravvenendo a quanto imposto dalla normativa carceraria e consentivano all’ex politico di muoversi liberamente nell’istituto penitenziario durante la notte“.
Le indagini sul caso di corruzione erano condotte dai pm Sandro D’Alessio e Fabrizio Vanorio, il procuratore aggiunto era Giuseppe Borrelli.

Cosentino si trovava in carcere, al momento dei fatti, per dei processi nei quali era sospettato di collusioni con il clan dei Casalesi. La guardia del penitenziario che si è macchiata del reato è stata condannata a 4 anni e 8 mesi con rito abbreviato: si tratta di Umberto Vitale. Il legale di Nicola Cosentino, Agostino De Caro, ha già annunciato ricorso in appello per il suo assistito. “Presenteremo certamente appello perché riteniamo questa decisione giuridicamente errata. Siamo convinti che non ci sia stata alcuna corruzione, al massimo si è trattato di induzione. Aspettiamo le motivazioni“.
Il legale Stefano Montone ha detto “Non ha espresso alcun commento sulla condanna, anzi ha rincuorato lui noi nel momento in cui ha percepito che eravamo rimasti delusi dalla sentenza“.

Secondo le indagini Cosentino avrebbe ricevuto in carcere cibo, vestiti, e anche un iPod, oltre che visite non consentite dal regolamento. Nelle indagini è coinvolta anche la moglie dell’ex sottosegretario, che adesso ha obbligo di dimora, ed un cognato che è stato arrestato.
Gli inquirenti nell’ambito dell’indagine per corruzione avevano filmato almeno 36 incontri fra l’agente penitenziario adesso condannato ed il cognato di Cosentino, avvenuti vicino ad un distributore di benzina della zona.
Inoltre nel 2015 erano stati ritirati, nell’ambito della perquisizione della cella di Cosentino, almeno 30 categorie di oggetti non permessi dal regolamento, e 12 in più rispetto a quelli permessi.

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