Italia del 1957 contro Italia del 2017: il confronto numerico tra le uniche due nazionali più disastrose della storia

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Quello toccato dalla Nazionale Italiana contro la Svezia è stato molto probabilmente il punto più basso della storia del calcio azzurro. Certo, anche 58 anni fa la selezione non si qualificò al Campionato del Mondo, ma parliamo di preistoria calcistica, a confronto di ciò che è diventato ora questo sport, di quanto sia importante in Italia e di quanto abbia attecchito all’interno del nostro paese.

IL CONFRONTO TRA LE DUE NAZIONALI

Innanzitutto, partiamo dal presupposto che qualificarsi al Mondiale 58 anni fa era un filino più difficile rispetto ad adesso. Le squadre erano soltanto 16 e i turni di qualificazione, dunque, più serrati. Poteva capitare, una volta tanto, di non riuscire ad essere tra le migliori sedici squadre del mondo; i gironi di qualificazioni erano composte da 3 squadre e se ne qualificava una sola, vale a dire che sbagliare una partita equivaleva alla fine. E l’Italia ne sbagliò una, a Belfast, contro l’Irlanda Del Nord. La Nazionale di Gian Piero Ventura, invece, ha avuto tantissime occasioni di riscatto, e dopo un girone di qualificazione al limite della decenza, ha avuto la possibilità dello spareggio contro una Nazionale tecnicamente molto inferiore, fallendo anche quella.

Fare dei confronti tra squadre in un periodo di tempo così diverso e in un contesto di qualificazione tanto differente sembra altamente forzato, ma la redazione di Bwin Scommesse ha elaborato una grafica interattiva che mette a rapporto i numeri delle due nazionali senza mondiale. L’Italia del 1958 concluso con 2 vittorie e 2 sconfitte nel girone, segnando 5 gol e subendone altrettanti (media di 1.25). Nelle qualificazioni a Russia 2018, invece, le reti realizzate sono state 21 in 12 partite, con una media di 1.75, mentre quelli subiti 9, quindi 0.75.

 

DA DOVE PARTIRE?

Recentemente Pierluigi Casiraghi, ex calciatore di Juventus e Lazio e allenatore dell’Italia Under 21, è stato intervistato da Sports Bwin e, tra le altre cose, ha parlato di cosa potrebbe risollevare il calcio italiano. “Non esiste solo un colpevole” – le parole di Casiraghi, in riferimento al fallimento con la Svezia.  “È chiaro che in questo caso Ventura è l’allenatore e quindi è quello che paga, si sapeva che la soluzione di Tavecchio non era la migliore e quella che poteva portare innovazione o rinnovazione, era una cosa preventivata, e così è stato. È vero che ha cercato di portare qualche cambiamento, ma ci vogliono tante cose per cambiare, ma non solo a livello di Federazione, ma anche nello stesso sistema di calcio e tipo di gioco. Bisogna avere più coraggio per proporre un calcio diverso in tutte le situazioni, dal settore giovanile alle prime squadre, dai dilettanti alla Serie A. Bisogna proporre un calcio diverso”.

E su quale potrebbero essere le soluzioni dal punto di vista governativo per risollevare l’Italia calcistica, ecco il pensiero dell’ex Juve e Lazio: “Vanno organizzati bene i campionati. Credo che ci siano troppe squadre nei campionati professionistici. Andrebbe diviso il calcio dilettante da quello professionista: sono due mondi diversi con esigenze diverse. Se pensi che la Lega Nazionale Dilettanti ha più potere nel Consiglio rispetto alla Serie A o alla Serie B. Le esigenze sono diverse, e le decisioni prese scontentano tutti. Va cercato di dare una mano nella valorizzazione dei settori giovanili, va data possibilità ai giovani di giocare. Non c’è mancanza di calciatori, c’è semmai fatica nel farli giocare”.

Un ultimo pensiero, infine, va al tipo di calcio in Italia, sempre più distante da quello europeo e sempre meno avvezzo alla competizione internazionale dei club italiani. “È anche per il tipo di calcio in Italia: prevalentemente tattico, fisico, non si guarda allo stile, ai principi e alla qualità di gioco. Si fa fatica a far giocare i calciatori di talento, che nelle partite importanti contro la Svezia sono decisivi. Tutto alla fine torna: il Manchester City gioca con quattro difensori, tutti bravi a giocare con una palla, un mediano come Fernandinho, poi ha tutti giocatori offensivi di qualità, con Silva, Sterling, gente che si sa adattare. Loro ovviamente hanno le possibilità di comprare giocatori forti. L’idea è di costruire un calcio più propositivo e più bello da seguire”.

Non è di certo tutto da buttare, perché l’Italia è pur sempre l’Italia. Ma per tornare ai livelli di una Nazionale che è stata quattro volte campione del mondo, bisogna assolutamente cercare di alzare il livello, partendo dal basso ma soprattutto partendo dalle istituzioni. È il momento di ripartire dalle ceneri, come l’Araba Fenice.

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