L’arte dell’origami: cos’è e da dove viene

È capitato a tutti, almeno una volta nella vita, di realizzare una barchetta oppure un aeroplanino di carta, piegando i lembi del foglio secondo un ordine più o meno preciso. Quei pochi e semplici gesti, eseguiti magari per semplice imitazione, appartengono in realtà ad una vera e propria forma d’arte: l’origami, ossia l’arte di piegare la carta. Quest’ultima ha origini molto antiche e, pur essendo diffusa anche in Cina e Arabia, è tradizionalmente associata al Giappone. Non a caso, il termine “origami” (che indica tanto la tecnica quanto il prodotto finale), è formato da due ideogrammi giapponesi: il primo (ori) vuol dire “piegare”, il secondo (gami) significa “carta”. In questo articolo vedremo come e quando nasce quest’arte antica e in cosa consiste.

Le origini dell’origami giapponese

La storia dell’origami e molto antica, e risale al periodo in cui il Buddhismo venne introdotto in Giappone (tra 6° ed il 7° secolo d.C.); i monaci buddhisti introdussero nell’arcipelago del Sol Levante non solo il culto del Buddha ma anche la carta e, assieme a quest’ultima, lo Zhezhi, l’arte cinese di piegare la carta che risalirebbe al secondo millennio avanti Cristo. In origine, gli origami venivano realizzati soltanto in occasione delle cerimonie religiose, per via dell’elevato costo della carta.

La diffusione dell’origami si deve però all’associazione con la filosofia shintoista durante il periodo Heian (8° – 12° secolo d.C.), quando all’interno dei raffinati ambienti di corte quest’arte divenne parte integrante di alcune celebrazioni quali lo Hinamatsuri (la “festa delle bambine”) o il Kodomo no hi (il “giorno del bambino”). Durante l’epoca Edo (1603 – 1868) si consolida la tecnica per la realizzazione della gru, l’animale simbolo dell’origami, al quale è legato una recente tradizione, quella del Senbazuru (“Mille gru”), ispirata ad una leggenda omonima. A diffonderla fu Sadako Sasaki, una bambina malata di leucemia rimasta vittima dei bombardamenti a Hiroshima e Nagasaki: provò a piegare mille gru come portafortuna ma morì prima di riuscirci; a completare il Senbazuru furono i familiari e gli amici.

Materiali e tecniche per origami

Gli origami vengono realizzati a partire da un semplice foglio di carta di forma quadrata; si possono trovare in cancelleria oppure online, tramite e-commerce specializzati come Takumiya. In realtà, qualsiasi materiale laminare in grado di tenere una piega può essere utilizzato per l’origami (carta velina, washi, stagnola e simili). In genere, però, si usano fogli di carta da legatoria o per fotocopie, bianca o colorata (anche su di un solo lato), di dimensioni massime non superiori a 25 cm di lato.

Per quanto riguarda la tecnica, essa può essere semplificata come una successione ordinata di pieghe; rispetto a quanto avveniva in passato, non sono previsti tagli della carta. Di contro, è possibile aiutarsi con un apposito piegatore in osso per piegare i lembi nella maniera più precisa possibile. Di conseguenza, per realizzare un buon origami è necessario conoscere le principali tipologie di pieghe (a valle, a monte, a fisarmonica e a libro) e una serie di forme che costituiscono la base per una più ampia gamma di origami come, ad esempio, base “quadrata”, “aquilone”, “pesce”, “triangolare”, “gru”, “fiore” e così via.

I vari tipi di origami

Le varie combinazioni di piegatura possono dare forma a diversi tipi di origami, oltre alle creazioni ‘fisse’; in particolare vi sono:

  • gli origami mobili, ossia in grado di modificare la propria conformazione, aprendosi, chiudendosi o altro come, ad esempio, la rana saltellante o l’origami della fortuna;
  • gli origami modulari, invece, sono realizzati utilizzando due o più fogli di carta anziché uno solo;
  • gli origami “wet folding” sono realizzati con una tecnica sviluppata da Akira Yoshizawa; prevede la creazione di forme morbide anziché caratterizzate da spigoli e forme geometriche;
  • il kirigami, ossia “taglio della carta”; in tal caso, la carta viene non solo piegata ma anche tagliata.

 

 








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