Brexit, è il giorno decisivio. Almeno 46,5 milioni di britannici alle urne

E’ arrivato il giorno X. Oggi, 23 giugno del 2016, la popolazione del Regno Unito è chiamata a votare nel corso del referendum che deciderà se l’Inghilterra rimarrà o meno nell’Unione Europa. E’ giunto il giorno della così contestata e chiacchierata Brexit. Dopo lunghe giornate di minacce e terrorismo psicologico, durante i quali anche leader esteri si sono prodigati per prospettare scenari apocalittici (alquanto improbabili) in caso di Brexit, dopo il tremendo omicidio di Jo Cox, la deputata laburista uccisa da un fanatico e squilibrato filonazista, il Regno Unito è alle prese con un voto. Probabilmente il voto più decisivo della sua storia.

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“Leave” o “Remain”, andarsene dall’Unione o rimanere. Ognuna delle due opzioni ha un perché, diversi sostenitori in politica e tante ragioni dalla sua parte. Oggi la popolazione inglese è chiamata a decidere da che parte stare.
I timori della Brexit, dato che il “Leave” era in leggero vantaggio secondo gli ultimi sondaggi, fanno agitare i politici d’Europa: non tutti, ma buona parte. Alla vigilia del voto, il Presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, minaccia palesemente il Regno Unito. “Chi è fuori, è fuori, nessun altro compromesso è possibile”. David Cameron e Jeremy Corbyn sono per il Remain, Nigel Farage e Boris Johnson sono per il Leave, e già pregustano l’istituzione dell’Indipendence Day britannico.

Le urne si sono aperte ufficialmente alle 8, ora italiana, e fino alle 23 sarà possibile votare. Nessuna exit poll ufficiale, mentre il voto sarà alquanto “bagnato”: previste precipitazioni tutta la giornata.
All’alba di venerdì potremo già sapere se il Regno Unito ha deciso di restare o di andarsene. Intanto i politici europei tremano: l’idea che l’UK possa sfruttare, come nessuno stato ha fatto prima, l’art. 50 TUE (che disciplina il recesso degli Stati Membri) li terrorizza non poco. A spaventarli, più che l’indipendentismo britannico (che da sempre è un dato di fatto) è che altri Paesi vogliano seguire le sue orme.

C’è anche chi ha paura del referendum e si domanda se sia stato un bene indirlo, ignorando che il referendum è una questione di diritto, espressione pura anzi purissima della sovranità del popolo.
46,5 milioni di inglesi al voto, e decideranno il futuro non solo del loro Paese, ma anche dell’Europa. Mentre testate giornalistiche nazionali ed internazionali cercano di influenzare il voto dall’alto di spauracchi e timori, gli inglesi nel silenzio delle loro cabine elettorali decidono. Una matita ed un foglio di carta, ancora una volta, sono in grado di cambiare i delicati equilibri del sistema Unione Europea molto più di tante parole.

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