CMOR 2016: come si calcola e cosa ritroviamo nella bolletta

 

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Il CMOR non è altro che l’acronimo di Corrispettivo di Morosità, vale a dire una somma di denaro che può essere contestata ad un soggetto cliente, qualora egli si trovi in una situazione di morosità nei confronti di un precedente fornitore d’energia elettrica e decida quindi di passare ad un altro gestore. L’effetto pratico di questa previsione è che il precedente fornitore di energia elettrica potrà riscuotere quella somma di denaro non corrisposta dal cliente proprio per mezzo del nuovo contratto sottoscritto dallo stesso. La norma che permette questo “passaggio” fra i fornitori è la delibera ARG/elt 219/10 successivamente integrata e modificata.

Come è risaputo, i clienti hanno piena facoltà di passare da un fornitore ad un altro senza dovere alcuna motivazione, perché il mercato dell’energia è flessibile e libero. La norma che sta alla base del CMOR quindi è solamente una tutela in capo ai fornitori d’energia, per evitare che un cliente non saldi le bollette e si rivolga poi ad un altro fornitore evitando il pagamento. Il fornitore precedente ha quindi facoltà di indicare al nuovo l’applicazione della riscossione del saldo dovuto nella bolletta.

Il CMOR viene fatturato nella bolletta del nuovo fornitore con un’apposita dicitura che separa la somma richiesta per la morosità dal resto delle spese per le utenze di energie e gas. La morosità della bolletta o delle bollette non precedentemente pagate quindi non si annullano con il cambio del fornitore d’energia, ma devono sempre essere saldate.

Il fornitore ha facoltà di richiedere il pagamento dello CMOR entro periodi di tempo prefissati dalla legge. In particolare egli deve agire fra i sei ed i dodici mesi dalla data di passaggio del cliente. Devono inoltre essere presenti delle condizioni affinché l’azienda che fornisce energia possa richiedere il pagamento delle bollette non saldate, e vale a dire che il cliente moroso abbia avuto alimentazione a bassa tensione, che la condizione di morosità sia stata a lui comunicata (incluso il valore del saldo dovuto), che il denaro dovuto non sia stato consegnato, e che il debito non sia scaturito sulla base di un eventuale periodo di malfunzionamento del contatore. Infine, il valore dell’indennizzo deve essere pari, o superiore, a euro 10.

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