Eurostat, Italia maglia nera per cultura ed istruzione

Cultura ed istruzione made in Italy? Non vanno molto bene. Lo dicono i dati dell’Eurostat che riguardano la spesa governativa e per funzioni: dal punto di vista dell’Unione Europea, l’Italia si trova all’ultimo posto per la parte di spesa pubblica destinata alle spese d’educazione, istruzione e cultura. Circa il 7,9% della spesa pubblica è destinata all’educazione, la media UE è del 10,2%; in Italia solamente l’1,4% è destinato alla cultura, in Europa in media gli investimenti nel campo sono del 2,1%. I dati sulla spesa italiana a favore di cultura ed educazione fanno preoccupare ed insieme riflettere.

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Perché la scuola, l’educazione, la cultura sono parte fondamentale del bagaglio che un giovane porta con sé nella vita e nel mondo del lavoro; e perché per essere competitivi a livello prima europeo e poi mondiale, è indispensabile che si dedichino sufficienti risorse alla ricerca ed all’istruzione. Ma forse è troppo da chiedere ad un Paese che ha tagliato le borse di studio per l’Università, che dovrebbe essere la punta di diamante dell’istruzione, canale privilegiato per l’introduzione di giovani eccellenze nel mondo del lavoro. Fatto sta che i dati europei raccolti dall’Eurostat, e risalenti al 2014, parlano chiaro e tracciano un quadro abbastanza preoccupante della situazione italiana. Ad accompagnare l’Italia negli ultimi posti della classifica europea ci sono la Grecia, Spagna, la Bulgaria e la Slovacchia.

L’istruzione subisce tagli e risparmi, ma anche il settore della cultura non prospera. Gli investimenti in cultura dell’Italia sono dello 0,7% a fronte della media Europea dell’1%. Almeno in questo campo, però, non siamo i peggiori: la Grecia è la nazione che prende l’ultimo posto della classifica, con lo 0,6% della spesa pubblica destinata alla cultura. A risentirne non è solamente l’università (e la ricerca), ma anche i primi gradi dell’istruzione, quelli che dovrebbero porre la base della cultura dei giovani italiani. Le voci con maggior spesa per l’Italia sono quelle per i servizi generali, per il funzionamento della Pubblica Amministrazione. Resta comunque l’obbiettivo prioritario di ridefinire l’importanza ed il peso, in termini economici, del servizio scolastico nazionale, da vedere come un laboratorio in grado di formare i giovani.

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